Murtagh e Castigo erano stati visti volare verso Urû'baen - senza dubbio per ricevere una punizione - e Nasuada e Arya erano d'accordo con Eragon nel ritenere che i due avrebbero proseguito verso nord per affrontare la regina Islanzadi e il suo esercito, una volta che gli elfi avessero fatto la prima mossa rivelando la loro presenza. Tra l'altro, sarebbe stato meglio eliminare i Ra'zac prima che cominciassero a terrorizzare e demoralizzare i guerrieri Varden.

Saphira aveva quindi sottolineato, nella maniera più diplomatica possibile, che se Nasuada avesse esercitato la sua signoria su Eragon e gli avesse proibito di partecipare alla missione, il loro legame sarebbe stato avvelenato da un rancore e da un dissidio tali che avrebbero potuto mettere a rischio la causa dei Varden. Però, aveva detto Saphira, la scelta è tua. Tieni Eragon qui con te, se vuoi. I suoi obblighi non sono i miei, e io ho deciso di accompagnare Roran. Mi sembra una gran bella avventura.

Un debole sorriso affiorò sulle labbra di Eragon al ricordo della scena.

La gravità della dichiarazione di Saphira, unita alla sua inoppugnabile logica, aveva convinto Nasuada e Arya a concedere la loro approvazione, per quanto a malincuore.

Più tardi Nasuada aveva detto: "Eragon, Saphira, noi confidiamo nel vostro discernimento. Per il vostro bene, e per il nostro, spero che questa spedizione vada a buon fine." Eragon non era sicuro di aver interpretato in modo corretto le sue parole, che potevano essere tanto di sincero augurio quanto di velata minaccia.

Eragon aveva passato il resto della giornata a preparare le bisacce, a studiare le mappe dell'Impero con Saphira e a evocare tutti gli incantesimi necessari, come quello per contrastare i tentativi di Galbatorix o dei suoi servi di divinare Roran.

Il mattino dopo, Eragon e Roran erano saliti in groppa a Saphira, che si era subito alzata in volo.



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