Dopo aver bucato la coltre di nubi arancioni che incombeva sulle Pianure Ardenti, la dragonessa aveva virato verso nordest, continuando a volare senza fermarsi finché il sole, attraversato tutto l'arco del cielo, non si era tuffato dietro l'orizzonte in un glorioso tripudio di raggi rossi e gialli.

La prima tappa del viaggio li aveva portati ai confini dell'Impero, in una zona scarsamente abitata. Poi avevano cambiato direzione, volando a ovest verso Dras-Leona e l'Helgrind, continuando a viaggiare di notte per evitare di essere notati da uno dei tanti piccoli villaggi sparsi per la grande pianura che li separava dalla loro meta.

Eragon e Roran erano stati costretti ad avvolgersi in mantelli e pellicce, e a indossare guanti di lana e cappelli di feltro, perché Saphira aveva deciso di volare a un'altezza superiore a quella della maggior parte dei ghiacciai del paese - dove l'aria gelida e rarefatta trafiggeva i polmoni come una pugnalata - di modo che se un contadino intento a curare un agnello malato nel campo o una sentinella dalla vista acuta avessero guardato in alto mentre passava, l'avrebbero scambiata per un'aquila.

Ovunque andassero, Eragon vedeva i segni della guerra imminente: accampamenti di soldati, carri carichi di viveri raggruppati in cerchio per la notte, e file di uomini con collari di ferro, strappati alle loro case per combattere per Galbatorix. La quantità di risorse messe in campo contro di loro era davvero impressionante.

Verso la fine della seconda notte, l'Helgrind era comparso in lontananza: una massa di pinnacoli frastagliati, foschi e sinistri nella livida luce prima dell'alba. Saphira era atterrata nella conca dove si erano accampati, e avevano trascorso dormendo gran parte del giorno precedente alla ricognizione.

Una colonna di scintille ambrate si sprigionò dai carboni che languivano quando Roran vi gettò sopra un ramo secco.



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