Alla fine Eragon e Roran fanno pace - Roran riteneva il cugino responsabile indiretto della morte di Garrow - ed Eragon gli giura che lo aiuterà a salvare Katrina dai Ra'zac.

I CANCELLI DELLA MORTE

Eragon scrutava l'oscura torre di pietra, nascondiglio dei mostri che avevano ucciso suo zio Garrow. Era immobile, disteso sul ventre, dietro il crinale di una duna sabbiosa disseminata di fili d'erba, cespugli di rovi e piccoli cactus simili a boccioli di rosa. Gli steli secchi dell'anno prima gli punsero i palmi quando prese a strisciare lento sui gomiti per ottenere una visuale migliore dell'Helgrind, che svettava sulla pianura come un pugnale nero estratto dalle viscere della terra.

Il sole morente proiettava lunghe ombre sinuose sulle basse colline e - a ovest, in lontananza - illuminava la superficie del lago di Leona, trasformando l'orizzonte in una tremolante fascia d'oro.

Eragon sentiva il respiro regolare di suo cugino Roran, disteso al suo fianco, ma l'emissione d'aria, che di norma sarebbe stata impercettibile, risuonava straordinariamente amplificata al suo sviluppatissimo udito, uno dei molti cambiamenti che aveva subito durante l'Agaetí Blödhren, la Celebrazione del Giuramento di Sangue degli elfi.

D'un tratto la sua attenzione fu catturata da una colonna di gente che marciava lenta verso la base dell'Helgrind, con tutta probabilità proveniente da Dras-Leona, a diverse miglia di distanza. In testa alla colonna c'era un drappello di ventiquattro individui fra uomini e donne, coperti da pesanti indumenti di pelle. I componenti del gruppo si muovevano in modo strano, con differenti andature: chi zoppicava, chi si trascinava, chi camminava gobbo, chi si contorceva; alcuni saltellavano sulle grucce o usavano le braccia per spingersi avanti su gambe troppo corte.



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