Mi staccai dal muro e mi avviai verso le scale. Non avevo ancora raggiunto i gradini, quando qualcosa mi costrinse a voltarmi. Non avevo sentito nulla, di questo ero certo, eppure l’effetto fu come se davvero avessi udito un rumore.

Qualcosa mi disse di girarmi, e io mi voltai così in fretta da inciampare e cadere. E mentre cadevo, m’accorsi che la trappola cambiava forma.

Tentai di ripararmi puntando avanti le mani, ma lo feci in modo goffo. Caddi con un tonfo sordo e battei la testa, vedendo le classiche stelle.

Mi sollevai sulle mani e scrollai la testa, tentando di far scomparire le stelle, e intanto la trappola continuava a cambiare.

Le ganasce si erano come ammorbidite e si stavano contraendo in un modo tutto particolare. Le guardai meravigliato senza muovermi, restando lì a terra, con la testa puntellata alle mani per vedere meglio.

La trappola diventava sempre più molle, le ganasce si fusero tra loro. Sembrava una massa di stucco che si rimescolasse e cambiasse continuamente forma. Infine si fuse in un tutt’uno e diventò una palla. E mentre si impastava cambiava anche colore; quando infine divenne una palla, era nera come la pece.

L’oggetto rimase immobile un attimo davanti alla porta, quindi cominciò a rotolare lentamente, come se le costasse un grande sforzo.

E si diresse dritta verso di me.

Cercai di evitarla, ma quella aumentò la velocità, e per un momento pensai che mi avrebbe travolto. Aveva le dimensioni di una palla da bowling, forse appena un po’ più grande, né potevo sapere quanto pesasse.

Ma non mi colpì, mi sfiorò soltanto.

Mi voltai per vederla scendere le scale. Era uno spettacolo davvero buffo. Non saltava sugli scalini come una normale palla: compiva salti brevi e veloci, non alti e lenti; come se ubbidisse a una legge che le imponeva di toccare tutti gli scalini, ma alla massima velocità possibile. Percorse tutta la scala, saltando su ogni scalino, e girò così velocemente l’angolo che sembrò lasciarsi dietro una scia di fumo.



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