
Mi alzai in piedi, corsi alla balaustra e mi sporsi per vederla ancora. Ma era ormai fuori dalla mia vista. Non ce n’era più traccia.
Tornai nell’atrio e lì, sotto la lampada, c’era ancora il mazzo di chiavi, vicino al semicerchio di moquette tagliata.
Mi inginocchiai, raccolsi finalmente le chiavi e, trovata quella giusta, mi avvicinai alla porta. L’aprii, entrai, la richiusi dietro di me, a gran velocità, senza neanche accendere la luce. Poi l’accesi, e andai in cucina. Dopo essermi seduto al tavolo, ricordai che nel frigorifero doveva esserci una caraffa di succo di pomodoro. Ne avevo bisogno. Ne bevvi qualche sorso, ma non riuscii a sentirne il sapore. Quello di cui avevo veramente bisogno era un altro tipo di bevuta, ma ormai ne avevo abbastanza.
Rimasi lì seduto, pensando alla trappola e al perché qualcuno l’avesse messa lì per me. Era la cosa più folle che mi fosse mai capitata. Se non l’avessi vista con i miei occhi, non ci avrei creduto.
Non era una trappola, ovviamente, cioè non una vera trappola. Perché una di quelle normali non si sarebbe trasformata in una palla, rotolando via dopo aver fallito a catturare la preda.
Cercai di ragionarci su, ma la testa non mi aiutava, avevo sonno, ero al sicuro in casa mia e domani sarebbe stato un altro giorno.
Così mandai tutto al diavolo e mi infilai a letto.
2
Qualcosa mi costrìnse a uscire dal sonno.
Mi alzai di scatto. Non ricordavo dove mi trovavo, chi ero. Ero completamente disorientato, ma non ubriaco. Ero ben sveglio, niente affatto confuso, con quella perfetta lucidità di mente che di colpo ti svuota di tutto, con un improvviso lampo di coscienza.
