— Seee, presso il lago, a ovest.

— Bene. Da quelle parti c’è casa Belmont, che è chiusa fin da quando i Belmont si sono trasferiti in Arizona. I ragazzi ci vanno spesso in macchina con le loro amichette.

— Senti, Joe…

— Un momento, Parker, vengo al dunque. Alcuni ragazzi si trovavano da quelle parti fermi in macchina, quando hanno visto un gruppo di palle rotolare giù per la strada. Erano simili a palle da bowling, e sfrecciavano via una dopo l’altra.

— Che facevano?! — non potei fare a meno di esclamare.

— Hanno visto quelle cose alla luce dei fari mentre se ne andavano, e presi dal panico hanno chiamato la polizia.

Cercai di controllarmi, e con voce più calma chiesi: — I poliziotti hanno trovato niente?

— Solo una serie di impronte — disse Joe.

— Come di palle da bowling?

— Sì, chiamiamole pure così.

— Forse i ragazzi avevano bevuto — ipotizzai.

— I poliziotti lo escludono. Hanno parlato coi ragazzi, i quali sostengono semplicemente di aver visto quelle palle da bowling, ma non si sono fermati a investigare, si sono limitati ad andarsene.

Rimasi silenzioso, pensando a cosa dovessi dire. Ma avevo paura, tanta paura.

— Che ne pensi, Parker?

— Non so — dissi. — Forse è tutta immaginazione. O forse si sono divertiti a spese dei poliziotti.

— Ma la polizia ha trovato le tracce!

— Possono averle fatte i ragazzi stessi. Hanno fatto rotolare una serie di palle da bowling su e giù per la strada, scegliendo una zona polverosa. Contavano di vedere i loro nomi sui giornali. Quando si annoiano, inventerebbero qualsiasi cosa.

— Quindi, non te ne occuperesti?

— Joe, ti ripeto, non sono il capocronista. Non è roba per me. Chiedi a Gavin. È lui che decide cosa mettere in pagina.

— E tu non pensi che questo sia interessante? E se ci fosse sotto qualcosa?

— Come faccio a saperlo? — gridai.



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