
Pa’ agitò il bastone:
«Ciao, Ole!» gridò.
Ole si chinò, e azionò il freno a mano. L’auto ansimò, sobbalzò, tossì e si fermò con un orribile sospiro.
«Che cosa usi, per farla andare?» chiese Pa’.
«Un po’ di tutto.» rispose Ole. «Cherosene, un poco di benzina per trattori che ho trovato in una vecchia latta, dell’alcol.»
Pa’ guardò l’automobile sopravvissuta, con ammirazione. «Quelli erano giorni,» disse. «Io ne avevo una che poteva fare i centottanta all’ora.»
«Sempre in gamba,» disse Ole, «Se riesci a trovare il carburante e i pezzi di ricambio. Fino a tre, quattro anni fa, riuscivo sempre a trovare la benzina sufficiente, ma ormai è un pezzo che non se ne trova più. Hanno smesso di farla, immagino. È inutile avere la benzina, dicono, se c’è l’energia atomica a disposizione.»
«Già,» disse Pa’. «Immagino che abbiano ragione, ma come si fa a sentire l’odore dell’energia atomica? L’odore della benzina che brucia nel motore è il più buono del mondo. Tutti questi elicotteri e gli altri aggeggi che si vedono oggi sono riusciti a togliere tutta l’emozione del viaggio.»
Diede un’occhiata ai piccoli barili e alle ceste ammucchiati sul sedile posteriore.
«Hai degli ortaggi?» chiese.
«Sì,» disse il contadino. «Pannocchie di granoturco e patate novelle e qualche cesta di pomodori. Pensavo che forse avrei trovato da venderli.»
Pa’ scosse il capo.
«Hai pensato male, Ole. Non te li comprerà nessuno. La gente si è messa in testa che solo quei nuovi prodotti idroponici sono degni di essere mangiati. Più igienici, più sani, e più saporiti.»
«Non darei un soldo bucato per tutto quello che fanno crescere in quelle dannate vasche.» dichiarò Ole, in tono bellicoso. «Per me, quella roba non ha un sapore giusto. Lo dico sempre a Martha, che il cibo deve crescere nella terra, per avere un po’ di carattere.»
