Brontolando, spostò lo sdraio nella parte del prato sulla quale la falciatrice era già passata. La falciatrice, che stava ripassando, lo gratificò di un borbottio maligno.

«Un giorno o l’altro,» le disse Pa’, «Ci penserò io a spaccarti una molla.»

La falciatrice gli rispose con un ululato di scherno, e si allontanò serenamente per il prato.

Dalla strada erbosa giunse uno stridio metallico, giunse il rumore scoppiettante di un motore.

Pa’, che stava per sdraiarsi tranquillamente, si alzò e si mise in ascolto.

Il rumore si ripeté, più vicino e più chiaro; era il rumore ansante di un motore difettoso, era il rumore di pezzi metallici male in arnese.

«Un’automobile!» esclamò Pa.’ «Un’automobile, miseria ladra!»

Si mosse, fece per correre verso il cancello, ricordò appena in tempo di essere vecchio e debole — e che, probabilmente, sua figlia era ancora alla finestra — e avanzò a lunghi passi.

«Dev’essere quel pazzo di Ole Johnson,» si disse Pa’. «È l’unico che abbia ancora un’automobile. Miseria di un vecchio, è troppo cocciuto per rinunciarvi.»

Era proprio Ole.

Pa’ raggiunse il cancello in tempo per vedere l’auto decrepita e ammaccata girare l’angolo, sbuffando e sobbalzando, e avanzare affannosamente sulla strada abbandonata da tanto tempo. Il vapore usciva sibilando dal radiatore surriscaldato, e una nuvola di fumo azzurrino usciva dallo scappamento, che aveva perduto il silenziatore da cinque anni almeno.

Ole era seduto stoicamente al volante, e stringeva gli occhi, cercando di evitare le buche e le maggiori asperità della strada, benché questo fosse difficile; le erbacce avevano invaso completamente la vecchia carreggiata, ed era difficile vedere cosa nascondeva quel mantello verde.



9 из 324