
Una voce lo chiamò dal prato.
«Bill! Bill, dove sei?»
Pa’ si girò di scatto.
«Sono qui, Mark. Dietro la casa. Mi nascondo da quella miseria di falciatrice.»
Mark Bailey apparve, zoppicando, sull’angolo della casa, con la sigaretta stretta tra i denti che minacciava di bruciare i suoi baffoni cisposi.
«Sei un po’ in anticipo per la partita, no?» chiese Pa’.
«Oggi non posso giocare, disse Mark.
Si avvicinò e venne a sedersi sulla panchina, accanto a Pa’.
«Ce ne andiamo,» disse.
Pa’ si voltò a guardarlo.
«Ve ne andate!»
«Già. Ci trasferiamo in campagna. Lucinda, alla fine, è riuscita a convincere Herb. Immagino che non abbia avuto un momento di pace, povero Herb. Lei continuava a dire che tutti i nostri conoscenti si stavano trasferendo in una di quelle belle tenute di campagna, e che non capiva per quale motivo non dovessimo farlo anche noi.»
Pa’ inghiottì a fatica.
«Dove andate?»
«Non lo so, esattamente,» disse Mark. «Io non ci sono stato. A nord, da qualche parte. Verso uno dei laghi. Abbiamo dieci acri di terra. Lucinda ne voleva cento, lei, ma Herb ha puntato i piedi e ha detto che dieci bastavano. Dopotutto, una casa di città ci è bastata per tutti questi anni.»
«Anche Betty non concede un momento di pace a Johnny, per lo stesso motivo,» disse Pa’. «Ma lui riesce a resistere. Dice che non può, che proprio lui, segretario della Camera di Commercio e tutto il resto, darebbe un’impressione sbagliata, andandosene dalla città.»
«La gente è diventata pazza,» dichiarò Mark. «Pazza da legare.»
«Questo è certo,» ammise Pa’. «Pazza per la campagna, ecco cos’è. Guarda là».
Indicò con un ampio gesto della mano le strade deserte e le case abbandonate.
«Ricordo il tempo in cui questo posto era bello, il più bel gruppo di case che ci fosse. Buoni vicini, erano. Le donne si scambiavano visite e ricette di cucina. E gli uomini andavano in giardino a tagliare l’erba, e dopo un poco lasciavano in un angolo le loro falciatrici e si radunavano a discutere fino a sera tardi. Buona gente, Mark. E guarda adesso com’è ridotto.»
