
Pa’ sbuffò. Case che potevano essere cambiate ogni anno, come una volta si cambiava la disposizione dei mobili. Che razza di vita era?
Arrancò faticosamente lungo il sentiero polveroso, tutto ciò che rimaneva di quella che pochi anni prima era stata la strada spaziosa e affollata di un quartiere residenziale. Una strada di fantasmi, pensò Pa’… di piccoli fantasmi furtivi che sussurravano nella notte. Fantasmi di bambini che giocavano, fantasmi di tricicli rovesciati e di trenini sparpagliati nella polvere. Fantasmi di brave donne di casa riunite a raccontarsi gli ultimi fatti del giorno. Fantasmi di saluti gridati da una casa all’altra. Fantasmi di caminetti accesi e di comignoli fumanti in una notte d’inverno.
Piccoli sbuffi di polvere sbocciavano intorno ai suoi piedi e salivano a imbiancare il risvolto dei pantaloni.
Sull’altro lato della strada c’era la casa del vecchio Adams. Adams ne era stato orgoglioso, ricordò Pa’. Facciata grigia di pietra e finestre di vetri colorati. Adesso la pietra era verde di muschio e le finestre dai vetri infranti parevano bocche spalancate in una espressione spettrale di disprezzo. Le erbacce avevano soffocato le aiuole del prato e avevano invaso la veranda. Un olmo spingeva i rami contro la finestra del solaio. Pa’ ricordava il giorno in cui Adams aveva piantato quell’olmo.
