«Non c’è male. Gli orti vengono su bene e i conigli hanno fatto una nuova covata. Saranno buoni da mangiare.»

«Tu non sarai immischiato nei disordini provocati dalle case, vero?» domandò Webster.

«No, signore,» dichiarò Levi. «Nessuno di noi Abusivi è immischiato nei disordini. Noi siamo gente timorata di Dio e rispettosa della legge, siamo. Il solo motivo per cui siamo qui è che non possiamo trovare il pane da nessun’altra parte. E se viviamo nei posti che gli altri hanno abbandonato, non facciamo male a nessuno. La polizia dà a noi la colpa dei furti e di tutte le altre cose che succedono, solo perché sa che non possiamo difenderci. Noi siamo i capri espiatori, ecco cosa siamo.»

«Sono contento di sentirtelo dire,» fece Webster. «Il capo vuole bruciare le case.»

«Se ci prova,» dichiarò Levi, «Sbatterà contro qualcosa che non si immagina nemmeno. Ci hanno sbattuti fuori dalle nostre fattorie, con quella loro dannata coltivazione in vasca, ma adesso non ci sbatteranno fuori da dove siamo.»

Sputò sui gradini della grande scalinata. «Non avrebbe per caso qualche spicciolo che le cresce?» domandò. «Ho finito le munizioni e con quei conigli che crescono…»

Webster si frugò nel taschino del panciotto, e tirò fuori mezzo dollaro.

Levi sorrise.

«Lei è davvero molto gentile, signor Webster. Le porterò un battaglione di conigli, quest’autunno.»

L’Abusivo salutò Webster toccandosi la falda del cappello con due dita, e poi ridiscese la scalinata. La canna del fucile riverberava sotto i raggi del sole. Webster continuò a salire.

Quando Webster entrò nella sala, vide che la riunione del consiglio comunale era già in pieno svolgimento.

Jim Maxwell, il capo della polizia, era in piedi accanto al tavolo, e il sindaco Paul Carter stava parlando.

«Non ti sembra di agire un po’ affrettatamente, Jim, nel chiedere una simile linea d’azione nei confronti delle case



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