
Particolarmente significativo — o sconcertante, a seconda del punto di vista adottato — è il fatto che il titolo apparente del frammento letterario ritrovato di recente sia il medesimo di uno dei racconti che compongono la leggenda che qui presentiamo. La parola in se stessa, naturalmente, è totalmente priva di significato.
La prima domanda, evidentemente, riguarda l’effettiva esistenza di una creatura chiamata Uomo. Allo stato attuale delle cose, in mancanza di prove fattuali, la conclusione obiettiva e razionale non può essere che una: no, l’Uomo non è mai esistito, e la sua raffigurazione, nata dalla leggenda, appartiene alla spontanea mitologia del folklore. L’Uomo deve essere nato agli albori della civiltà canina come un essere immaginario, una specie di dio tribale, una entità astratta razionalizzata, nella quale i Cani primitivi potevano rifugiarsi per trovare conforto.
Malgrado queste conclusioni logiche e obiettive, comunque, esistono taluni che vogliono ravvisare nell’Uomo una autentica divinità primitiva, un visitatore giunto da qualche mistica terra o dimensione, il quale venne e rimase tra noi per breve tempo, per aiutarci, e quindi proseguì nel suo viaggio, ritornando forse nel luogo dal quale era giunto.
Esistono altri studiosi i quali credono che Uomo e Cane possano essersi evoluti come due razze animali legate da un vincolo di mutua cooperazione, complementari nello sviluppo di una civiltà e che in seguito, in qualche remoto punto del passato, essi abbiano raggiunto il momento in cui le loro strade si dividevano.
Tra tutti gli elementi inquietanti dei racconti (e non sono pochi) il più inquietante è l’implicito senso di sottomissione che il Cane prova per l’Uomo. È difficile, per il lettore medio, accettare questa sottomissione come un semplice artifizio narrativo. Questo senso di sottomissione, di sudditanza, va molto al di là dell’ovvia pratica di adorazione di una divinità tribale; il lettore avverte, quasi istintivamente, che esso deve essere profondamente radicato in qualche convinzione fondamentale o in qualche rito essenziale ormai dimenticato risalente alla preistoria della nostra specie.
