
Allo stato attuale delle cose, è chiaro, ci sono ben poche speranze che uno dei molteplici punti controversi affiorati nell’analisi della leggenda possa trovare una soddisfacente soluzione.
Ecco, perciò, i racconti, da leggere e interpretare nel senso che il lettore riterrà più opportuno… come semplice divertimento, come ricerca di qualche elemento di valore storico, come ricerca di qualche indizio di un significato nascosto. Il nostro unico avvertimento, rivolto al lettore medio, è questo: non bisogna prendere i racconti troppo sul serio, perché, in agguato lungo la strada, può esservi non soltanto la completa confusione, ma addirittura la follia.
ANNOTAZIONI SUL PRIMO RACCONTO
Non c’è dubbio che, tra tutti i racconti, il primo sia il più ostico per il lettore occasionale. Non soltanto per la sua nomenclatura astrusa, ma perché la logica e le idee in esso contenute appaiono, a una prima lettura, totalmente aliene. Questo può essere dovuto al fatto che in questo racconto, come nel successivo, non agisce — e neppure figura — alcun cane. Dal paragrafo di apertura di questo primo racconto il lettore viene immerso in una situazione completamente estranea alla sua mentalità, con protagonisti altrettanto estranei che agiscono fino alla soluzione. Bisognerà però spendere una parola in favore di questa storia… quando il lettore avrà raggiunto la fine della serie dei racconti, questa storia gli sembrerà, in confronto, addirittura domestica.
Il concetto dominante dell’intero racconto è quello della città.
