
«Potrebbe essere uscito dalla finestra» dissi. «Non è un salto troppo alto con quei due bidoni della spazzatura che ha addossato alla casa.»
«Be’, ha una bella faccia tosta a presentarsi come un povero vecchio, debole e depresso e poi, appena voltiamo le spalle, salta fuori dalla finestra. Da’ retta a me, non ci si può fidare più di nessuno.»
«Ci ha fregato.»
«Maledetto latitante.»
Rientrai in casa, curiosai in cucina e, senza neanche dover cercare troppo, trovai un mazzo di chiavi. Ne provai una sulla porta principale. Perfetto. Chiusi la porta e mi infilai le chiavi in tasca. Per mia esperienza, prima o poi tutti tornano a casa. E quando toccherà a DeChooch tornare a casa, forse si deciderà a chiudere a chiave come si deve.
Bussai alla porta di Angela e le chiesi se per caso non stesse nascondendo Eddie DeChooch in casa sua. Disse che non l’aveva visto quel giorno, così le lasciai il mio biglietto da visita e le dissi di chiamarmi nel caso il suo vicino si fosse fatto vivo.
Lula e io salimmo sulla CR-V, misi in moto ed ecco materializzarsi nell’anticamera del mio cervello l’immagine del mazzo di chiavi di DeChooch. Chiave di casa, chiave dell’auto… e una terza chiave. Tirai fuori dalla borsa il mazzo e lo esaminai.
«A cosa credi che serva questa terza chiave?» domandai a Lula.
«È per uno di quei lucchetti Yale che si usano per gli armadietti delle palestre, i capanni degli attrezzi e roba simile.»
«Ti ricordi di aver visto un capanno degli attrezzi?»
«Non so. Non ci ho fatto caso. Pensi che potrebbe essersi nascosto in un capanno in compagnia di tosaerba e tagliasiepe?»
