Spensi il motore e scendemmo dall’auto dirette al cortile.

«Non vedo nessun capanno» disse Lula. «Vedo solo un paio di bidoni della spazzatura e un garage.»

Sbirciammo nel garage semibuio per la seconda volta.

«Non c’è niente qui, a parte la macchina» disse Lula.

Aggirammo il garage e sul retro trovammo il capanno.

«Ma è chiuso a chiave» disse Lula. «Dovrebbe essere Houdini per entrare e poi chiudere a chiave dall’esterno. Oltretutto qui puzza da far schifo.»

Infilai la chiave nella serratura e con uno scatto il lucchetto si aprì.

«Aspetta» disse Lula. «Voto per lasciare chiuso questo capanno. Non voglio sapere cos’è che puzza così tanto.»

Tirai forte la maniglia, la porta del capanno si spalancò e ci ritrovammo davanti Loretta Ricci che ci fissava a bocca aperta con occhi che ormai non potevano più vedere e cinque fori di proiettile sul petto. Era seduta sul pavimento sporco, con la schiena appoggiata contro la parete di lamiera ondulata. Malgrado la calce che le aveva sbiancato i capelli, il disfacimento che segue alla morte non si era arrestato.

«Merda, questa non è un asse da stiro» disse Lula.

Con un colpo forte chiusi la porta, rimisi a posto il lucchetto e mi allontanai il più possibile dal capanno. Dissi a me stessa che non avrei vomitato e feci una serie di respiri profondi. «Avevi ragione» ammisi. «Non avrei dovuto aprire quella porta.»

«Non mi dai mai ascolto. Adesso guarda con cosa ci ritroviamo. E tutto perché hai voluto fare la ficcanaso. E non solo, ma io so già cosa succederà adesso. Chiamerai la polizia e rimarremo incastrate tutto il giorno. Se avessi un po’ di buon senso faresti finta di non aver visto niente e ce ne andremmo a comprare patatine fritte e Coca-Cola. Non ci starebbero per niente male un po’ di patatine e una Coca.»



12 из 254