Le consegnai le chiavi della mia auto. «Vai a prenderti qualcosa da mangiare, ma fai in modo di tornare qui tra mezz’ora. Giuro che se mi lasci da sola ti mando a cercare dalla polizia.»

«Cavolo, questa non me la merito. Quando mai ti ho abbandonato?»

«Mi abbandoni in continuazione!»

«Uh» fece Lula.

Presi il cellulare e chiamai la polizia. Nel giro di pochi minuti l’auto di pattuglia parcheggiò davanti alla casa. Erano Carl Costanza e il suo compagno, soprannominato il Cagnone.

«Quando è arrivata la chiamata, me lo sentivo che eri tu» mi disse Carl. «È passato quasi un mese dall’ultima volta che hai trovato un cadavere. Ormai era ora.»

«Non trovo così tanti cadaveri!»

«Ehi» disse Cagnone «è un giubbotto di kevlar quello che porti?»

«E pure nuovo di zecca» rispose Costanza. «Non ha neanche un buco di proiettile.»

I piedipiatti di Trenton sono gente di prima scelta ma il loro budget non è esattamente quello di Beverly Hills. Se sei uno sbirro di Trenton speri che Babbo Natale ti porti un giubbotto antiproiettile, perché si tratta di un articolo che viene acquistato principalmente con i soldi di donazioni e sovvenzioni varie, e non viene consegnato automaticamente insieme al distintivo.

Avevo tolto la chiave di casa dal portachiavi di DeChooch e me l’ero messa al sicuro in tasca. Consegnai le altre due chiavi a Costanza. «Loretta Ricci è nel capanno degli attrezzi. E non ha una bella cera.»

Conoscevo Loretta Ricci solo di vista. Viveva al Burg ed era vedova. Credo avesse circa sessantacinque anni. L’avevo vista qualche volta alla macelleria Giovichinni ordinare carne pressata.


Vinnie si allungò in avanti sulla sedia e guardò me e Lula strizzando gli occhi. «Come sarebbe a dire che avete perso DeChooch?»

«Non è stata colpa nostra» si giustificò Lula. «Ha giocato sporco.»

«Be’, che diamine» disse Vinnie «non posso certo pretendere che siate capaci di acciuffare uno che gioca sporco.»



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