
«Vai avanti tu e vedi se è morto» disse Lula. «Se non è morto, fammi un fischio e io vengo a dargli un calcio in culo.»
«Certo, come no.»
«Uh» fece, sporgendo in fuori il labbro inferiore. «Pensi che non riuscirei a prenderlo a calci in culo?»
«Sarà meglio che rimani a lato della porta» suggerii. «Non si sa mai.»
«Buona idea» disse Lula, facendosi da parte. «Non ho paura di niente, ma mi dispiacerebbe proprio se mi si macchiasse di sangue la maglietta.»
Suonai il campanello e rimasi in attesa di risposta. Suonai un’altra volta. «Signor DeChooch?» gridai.
Angela Margucci fece capolino dalla porta di casa sua. Era più bassa di me di una quindicina di centimetri, con i capelli bianchi e un’ossatura da uccellino, una sigaretta ficcata tra le labbra sottili e occhi semichiusi per il fumo e l’età. «Cos’è tutto questo chiasso?»
«Sto cercando Eddie.»
Mi guardò più da vicino e quando mi riconobbe sembrò tornarle il buon umore. «Stephanie Plum. Santo cielo, non ti vedo da un bel po’. Si diceva che fossi stata messa incinta da quello sbirro, Joe Morelli.»
«Una malignità.»
«Che mi dice di DeChooch?» chiese Lula ad Angela. «Si è visto in giro?»
«È a casa sua» rispose Angela. «Ormai non va più da nessuna parte. È depresso. Non parla.»
«Non risponde alla porta.»
«Non risponde neanche al telefono. Entrate pure da sole. Non chiude la porta a chiave. Dice che aspetta che qualcuno venga a sparargli e a dargli il colpo di grazia.»
«Be’, non siamo quel qualcuno» commentò Lula. «È anche vero che se fosse disposto a pagare potrei conoscere qualcuno che…»
