
«L’asse da stiro! Non si parla che di questo. Uno fa uno sbaglio ed ecco che tutti sanno solo parlare di questo.» Scacciò quel pensiero con la mano. «Al diavolo, chi voglio prendere in giro. Sono un uomo finito. Sapete per cosa mi hanno arrestato? Mi hanno arrestato per contrabbando di sigarette dalla Virginia. Non sono neanche più capace di contrabbandare sigarette.» Abbassò gli occhi. «Sono un perdente. Un fottutissimo perdente. Dovrei spararmi.»
«Forse ha solo avuto un po’ di sfortuna» disse Lula. «Scommetto che la prossima volta che cercherà di contrabbandare qualcosa andrà tutto bene.»
«La prostata mi ha giocato un brutto scherzo» disse DeChooch. «Mi sono dovuto fermare per pisciare. È là che mi hanno beccato… nella piazzola di sosta.»
«Non è giusto» commentò Lula.
«La vita non è giusta. Non c’è niente di giusto nella vita. Ho sempre lavorato sodo e ho raggiunto tanti… traguardi. E adesso che sono vecchio cosa succede? Succede che mi arrestano mentre piscio. È maledettamente imbarazzante.»
La casa era arredata senza uno stile preciso. Probabilmente era stata ammobiliata nel corso degli anni con pezzi rubacchiali qua e là. Non c’era nessuna signora DeChooch. Era morta da anni. Per quel che ne sapevo non c’erano mai stati dei piccoli DeChooch.
«Forse dovrebbe vestirsi» dissi. «Dobbiamo davvero andare giù in città.»
«Perché no?» replicò DeChooch. «Non fa differenza dove sto seduto. Posso stare qui come giù in città.» Si alzò, fece un sospiro avvilito e si trascinò con le spalle incurvate fino alle scale. Si girò per guardarci. «Datemi un minuto.»
La casa assomigliava molto a quella dei miei genitori. Soggiorno sul davanti, sala da pranzo al centro e cucina affacciata sul cortiletto sul retro. Sopra dovevano esserci tre piccole camere da letto e un bagno.
Lula e io rimanemmo sedute nel buio silenzioso della casa ad ascoltare DeChooch che girava per la camera da letto al piano superiore.
