«Ommioddìo!» disse Trurl. «Mi auguro che questa cosa non finisca male…»

«Non preoccuparti» lo rincuorò Klapaucius. «Come vedi, non produce il Nulla Universale, ma si limita a causare l’assenza delle cose che cominciano per N. E questo è nulla rispetto al Nulla, così come è nullo, mio caro Trurl, il valore della tua macchina».

«Non lasciarti ingannare» intervenne la macchina. «Certo, ho iniziato con tutto quel che comincia per N, ma solo perché mi era più familiare. Però, ricordate che creare è una cosa, ma distruggere è molto più semplice. Io sono perfettamente in grado di cancellare il mondo, per il semplice motivo che posso far tutto — e con ’tutto’ intendo proprio tutto — quel che inizia per N, e di conseguenza la Nullificazione è un gioco da ragazzi, per me. Tra meno di un minuto a partire da questo istante, anche tu cesserai di esistere, insieme a tutto il resto dell’universo, naturalmente, e perciò ammetti subito, Klapaucius, e in fretta, che io sono veramente, sinceramente, tutto quello che sono stata programmata per essere. Altrimenti sarà troppo tardi».

«Io…» fece per protestare Klapaucius, ma proprio in quell’istante constatò come tante altre cose fossero scomparse, e non solo quelle che cominciavano per N. Infatti, attorno ai costruttori, si notava già dolorosamente la mancanza di grazioni, tralusche, scialabotti, califratti, tissi, vorchi e pritoni.

«Ferma! Ritiro tutto quel che ho detto! Smetti! Stop! Non fare Nulla!» gridò Klapaucius.

Ma la macchina era lanciata, e prima che riuscisse a perdere l’abbrivio e a fermarsi del tutto, anche bratassi, palusti, larie e ziti erano spariti. Ora che la macchina era ferma, il mondo era ridotto a uno spettacolo che faceva male al cuore.



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