Questo, faccio notare, è segno di razionalità. Sapevano che la loro ascesa era del tutto inspiegabile, secondo i loro criteri. La mia curiosità crebbe. Dovrei spiegare a questo punto in che modo quelle creature conoscevano la loro posizione. Non hanno senso spaziale o un qualche senso della pressione. Per quest’ultimo usavano degli strumenti — manufatti — che rivelavano ad essi la loro ascesa. La cosa straordinaria era il fatto che ispezionavano questi strumenti per mezzo di una luce che non producevano essi stessi. Anche la luce era prodotta da un manufatto. E questa luce artificiale era intensa abbastanza da esser riflessa, non soltanto in modo percettìbile, ma anche assai chiaro, cosicché gli strumenti venivano visti soltanto per riflesso. Temo che Kanth, il quale grazie alla scoperta che la luce può esser riflessa si è guadagnato una grossa reputazione di scienziato, negherà che una luce qualsivoglia possa essere tanto potente da fare in modo che oggetti non luminosi sembrino possedere una propria luce, ma devo andare perfino oltre. Man mano imparavo a condividere con le creature dell’Oggetto non soltanto i pensieri formati in modo consapevole ma anche le loro impressioni sensoriali, appresi che per loro la luce ha qualità diverse. In altre parole, alcune luci hanno qualità che le rendono diverse da altre.

Essi chiamano, la luce che noi conosciamo, «azzurra». E conoscono altri termini, che definiscono «rosso», «bianco» e «giallo», e altri ancora. Come noi percepiamo la differenza nella solidità delle rocce e della melma, essi percepiscono la differenza negli oggetti a seconda della luce che riflettono. Dunque, essi possiedono un senso che noi Shadi non abbiamo. Sono ben conscio che gli Shadi sono il più elevato tipo di organismo possibile, ma quest’osservazione sulle creature dell’Oggetto — se non è follia — costituisce un’importante fatto da meditare.



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