
E, nel mio piacere e interesse intellettuale, parve una cosa proprio da niente, per uno come me che aveva già tanto osato, stimolare ancora un poco quelle emozioni.
Risalii ancora un poco. La barriera che bloccava il mio senso spaziale, la Superficie, si fece ancora più vicina.
«Trenta metri», disse l’uomo, con un’emozione che per lui era angoscia, ma che, per la sua novità, era una fonte di piacere intellettuale per me.
Trasferii l’Oggetto su uno dei tentacoli anteriori e lo spinsi avanti. Urtò contro la solidità del pendio, che in quel punto era molto vicino e addirittura penetrava oltre la Superficie.
L’uomo sperimentò con grandissima intensità quell’emozione chiamata «speranza».
«Cinquantacinque metri!» gridò. «Tesoro, se ricominceremo a scendere, aprirò il portello e noi usciremo fuori non appena la batisfera sarà completamente allagata. Non so se siamo oppure no vicini alla riva, ma tenteremo».
La donna gli si era premuta addosso. L’angosciata speranza che la riempiva era una sensazione che si mescolava piacevolmente con la grande euforia che provavo per il mio coraggio e il mio successo. Spinsi di nuovo l’oggetto in avanti. Qui la Superficie era così vicina alla Solidità che una parte del mio tentacolo sali sopra la Superficie. E le emozioni all’interno dell’Oggetto raggiunsero l’apice. Continuai a spingere con forza, contro il peso che mi schiacciava all’interno della Bolla, fino a quando anche P Oggetto ruppe la Superficie, e poi ancora più oltre, finché non fu più nell’acqua ma nel gas, adagiato sopra quella Solidità che era, essa stessa, toccata soltanto dal gas.
L’uomo e la donna lavorarono frenetici all’interno dell’Oggetto. Una parte di esso si staccò. Essi si arrampicarono fuori. Aprirono le loro fauci e pronunciarono grida. Si avvinghiarono l’un l’altro coi tentacoli e si toccarono vicendevolmente le fauci, non per divorarsi, ma per esprimere le loro emozioni. Si guardarono intorno storditi per il sollievo, ed io vidi attraverso i loro occhi. La Superficie si perdeva in lontananza fin dove i loro sensi erano in grado di rivelarla, era mobile e irregolare, eppure piatta. Si trovavano sopra una Solidità dalla quale delle cose sporgevano. Sopra, c’era una vasta oscurità, penetrata da innumerevoli piccole fonti risplendenti di luce.
