«Grazie a Dio!» esclamò l’uomo. «Poter vedere di nuovo gli alberi e le stelle!»

Si sentivano del tutto sicuri, e in pace, come in una Marea della Pace moltiplicata per mille. E forse io ero inebriato dal mio ardimento o forse dalle emozioni che ricevevo da loro. Spinsi i miei tentacoli attraverso la Superficie. Il loro peso era enorme. Ma lo è anche la mia forza.

Con grande coraggio sollevai il mio corpo. Spinsi tutta la mia parte anteriore attraverso la Superficie dentro la bolla centrale. Ero nella bolla centrale e vivevo ancora! Il mio peso crebbe al di là di ogni possibile calcolo, ma per un lungo, orgoglioso intervallo, mi profilai sopra la Superficie e vidi con i miei occhi — tutti e ottanta — la Superficie sotto di me e il tratto di Solidità sopra il quale si trovavano l’uomo e la donna. Io, Sard, feci questo!

Mentre tornavo a sprofondare sotto la Superficie, ricevetti gli stupefacenti pensieri delle creature.

«Un serpente di mare!» pensò l’uomo, e dubitò della sua salute mentale, proprio come io temo che anche la mia sarà posta in dubbio. «Ecco cos’è stato».

«Perché no, tesoro?» rispose con calma la donna. «È stato un miracolo, ma non si poteva permettere che due persone, che si amano come noi ci amiamo, dovessero morire!»

Ma l’uomo fissava la Superficie sotto la quale ero scomparso. Colsi il suo pensiero turbato.

«Nessuno ci crederebbe. Direbbero che siamo pazzi. Ma, accidenti, qui c’è la nostra batisfera, e il nostro cavo si è spezzato proprio quand’eravamo sopra la Fossa. Quando ci troveranno, diremo soltanto che non sappiamo cos’è successo… e che cerchino pure d’immaginarselo loro!»



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