— Bene.

L’uomo dalla faccia paonazza indicò col dito. — Guardi dall’altra parte della strada… c’è una cartografia. Forse lì può trovare una mappa.

Anche se era piccolo, il negozio aveva il soffitto molto alto. Il proprietario aveva sfruttato questa caratteristica per mettere in mostra alcune carte topografiche molto grandi. Una era la mappa della città. Come lui aveva pensato, c’erano molti incroci a cinque strade; attraversò il negozio per esaminarla meglio, con la speranza di riuscire a riconoscere il tragitto dal suo appartamento al ristorante Capini e di lì al Centro di Igiene Mentale.

Ma non riuscì a individuare la zona dove abitava e nemmeno i grandi magazzini dove lavorava; anche se il negozio non aveva finestre, era sicuro che si trovasse vicino al fiume. Nella mappa si notavano diversi corsi d’acqua tortuosi e a un certo punto due sembravano intersecarsi, ma nessuno era largo come il fiume che ricordava o altrettanto diritto.

Una commessa disse: — Cosa desidera? — Lui si voltò a guardarla. Era una ragazza piccola dall’espressione vivace e i capelli castani.

— Una mappa di Overwood.

La ragazza sorrise: — È raro che qualcuno voglia andare in quel posto.

Nel suo aspetto c’era qualcosa che non andava, pensò.

Aveva l’espressione di una commessa che mantiene un atteggiamento cortese mentre cerca disperatamente di richiamare l’attenzione del caporeparto. — Non ho detto che voglio andarci — le disse. — Vorrei solo una mappa del posto.

— Sono molto costose, ma non possiamo garantire che siano accurate.

— Andrà bene lo stesso.

La ragazza annuì. — Come vuole. Mi segua, per favore.

Gli prese un accesso di ilarità. — “Mi segua per favore”, disse la lumaca alla lepre. — Era una vecchia battuta a cui aveva dovuto obbligatoriamente ridacchiare un centinaio di volte.

Lei lo ignorò o, più probabilmente, non lo sentì. — Eccoci arrivati, signore. Slumberland, Disneyland, Cleveland e Paradiso, Inferno e Limbo… tutti e tre sulla stessa mappa. — Gli lanciò un’occhiata ironica. — Un bel risparmio.



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