
— No — disse lui. — Overwood.
— Overwood. — La ragazza dovette alzarsi in punta di piedi per tirar fuori la mappa dallo scomparto più alto.
— È l’ultima che abbiamo. Dovremo riordinarle. Fa ventinove e novantotto più le tasse.
— Prima voglio essere sicuro che sia quella che cerco. — Aprì un lembo della mappa che era voluminosa e ripiegata in modo alquanto complicato.
— Questa è la zona di Overwood — disse la commessa indicando col dito. — La Gola di Cristallo, la Foresta d’Acciaio, eccetera.
Lui fece un cenno col capo, chino sulla mappa.
— Fa ventinove e novantotto più le tasse.
Sulla mappa non erano segnati né sentieri, né strade, né edifici. Tirò fuori il portafoglio… un biglietto da venti, uno da dieci e uno da cinque.
La commessa diede un’occhiata e scosse la testa. — Ma questi non sono soldi veri. Non qui, almeno. Da dove viene?
Lui disse: — Cosa intende dire? Ho appena comprato una bambola in un negozio qui vicino. — Poi si ricordò di averla pagata con un assegno.
La commessa si affrettò verso la cassa e schiacciò un pulsante. — Signora Peters, credo sia meglio che lei venga qui.
Lui cominciò a ripiegare la mappa. Fra un momento non ci sarebbe stato più nulla da fare.
— Aspetti un momento! — gli gridò dietro la commessa. — Ehi!
Lui era già fuori della porta e correva per la strada.
Non aveva immaginato che lei gli andasse dietro, ma la ragazza lo fece, correndo come una forsennata, le scarpe nere con i tacchi alti in mano, e la gonna sollevata fin sopra le cosce. — Fermatelo!
Una donna allungò l’ombrello cercando di farlo inciampare, lui barcollò ma continuò a correre. Un ciccione urlò: — Dai, Fulmine! — Si sentirono i clacson mentre un poliziotto spronava il suo cavallo scalpitante in mezzo al traffico.
