Tenne la testa sotto la doccia e lasciò che lo spruzzo d’acqua gelida gli sferzasse i capelli e la nuca. Rimase lì sotto (piegato, con una mano poggiata alle piastrelle) fino a che il lento flusso dell’acqua riempì la vasca, poi si sciacquò il viso sette volte, si rase, e si sentì meglio.

Se fosse uscito, avrebbe corso il rischio che qualcuno del negozio lo vedesse; ma era un rischio che doveva correre. Mentre faceva il nodo alla cravatta marrone, esaminò la porta dell’appartamento. Non aveva un aspetto significativo, o forse sì.

Capini era solo a un isolato e mezzo da lì. Ordinò un bicchiere di vino rosso con un piatto di linguine e, grazie al vino e alle linguine, si sentì quasi normale.

Mamma Capini non c’era o stava in cucina, ed era con Mamma Capini che lui avrebbe voluto parlare. C’erano tre o quattro dei suoi figli — non aveva mai imparato i loro nomi — ma era probabile che loro non gli avrebbero detto niente.

Mamma Capini sì, perciò decise di ritornare per l’ora di cena. Nel frattempo la polizia, l’obitorio…


— Sono alla ricerca di una donna — disse alla donna dai capelli grigi e dai denti di coniglio che finalmente lo ricevette al Centro di Igiene Mentale. E poi, dal momento che l’espressione suonava un po’ ambigua, aggiunse: — Non una donna qualsiasi.

— E pensa che noi potremmo sapere dove si trova?

Lui annuì.

— Come si chiama?

— Lara Morgan — scandì lettera per lettera. — Non sono certo che questo sia il suo vero nome. Non ho visto la sua carta d’identità.

— Allora aspettiamo un momento prima di consultare il computer. Me la può descrivere?



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