
— Alta circa un metro e settantacinque. Capelli rossi lunghi fino alle spalle. Rosso scuro. Ramati, si dice così?
La donna dai denti di coniglio annuì.
— Molto carina… anzi, bella. Occhi color smeraldo. Un nugolo di lentiggini. Carnagione latte e miele, capisce cosa intendo dire? Non so se sono in grado di valutare il peso di una donna, ma potrebbe essere sui cinquantacinque chili.
— Color smeraldo, signor…?
— Green… lo smeraldo è un verde che tende al blu. Mi deve scusare. Adesso mi occupo della vendita di registratori e roba del genere, ma prima mi occupavo di accessori. Il verde smeraldo è più azzurro del colore dell’avocado.
— Capisco. E cosa indossava questa donna l’ultima volta che l’ha vista?
Resistette all’impulso di risponderle “niente!”. — Un abito verde. Di seta, credo, ma forse era nailon. Stivali con i tacchi alti, penso di lucertola, ma potevano anche essere di serpente. Una collana d’oro e un paio di braccialetti d’oro… portava molti gioielli d’oro. Una pelliccia nera con il cappuccio. Forse era finta, ma a guardarla e a toccarla a me è parsa vera.
La donna dai denti di coniglio disse: — Noi non l’abbiamo vista, signor Green. Se fosse entrata qui una persona simile a quella che mi ha appena descritta, l’avrei saputo.
Se fosse venuta per vedere un medico, cosa di cui dubito, sarebbe stato uno psichiatra privato. Cosa le fa credere che soffra di disturbi mentali?
— Il suo comportamento. Certe cose che ha detto.
— E qual era il suo comportamento, signor Green?
Rifletté un momento. — Per esempio, non conosceva le macchinette del ghiaccio. Una volta è andata ad aprire il frigorifero per prendere del ghiaccio — voleva fare una limonata — ma è ritornata dicendo che non ce n’era. Così l’ho accompagnata per mostrarle come funzionava, e lei ha detto: “Che carini questi cubetti”.
La donna dai denti di coniglio aggrottò la fronte e unì le mani solo per la punta delle dita, come fanno gli uomini. — Dev’esserci stato certamente qualcosa di più.
