Era Lara…

Lara in miniatura, alta venticinque centimetri. Ma Lara, senza ombra di dubbio… i suoi capelli rosso scuro, le lentiggini, gli occhi, il naso la bocca e il mento.

Riuscì a dire: — Sì — e tirò fuori il portafoglio.

— È una bambola piuttosto costosa, signore — disse il negoziante. — Non solo cammina e parla… ma fa di tutto.

— Sta scherzando? — cercò di sollevare un sopracciglio.

— Ma no, signore. È una di quelle che vanno bagnate con una soluzione salina che agisce da elettrolito. Adesso temo, però, che sia completamente a secco. Lei capisce, è rimasta qui per molto tempo.

— Capisco. — Esaminò la bambola da vicino. Sulla camicetta era ricamato un nome, Tina.

— È la dea, naturalmente — disse il negoziante. — La dea a sedici anni. Era di un ragazzo che è morto otto anni fa. Malicapata. Piuttosto triste, non è vero? Ma ora farà la gioia di qualche altro bambino per molti anni ancora. La vita continua.

— Qualche volta — disse lui.

— Prego?

— E dove posso trovare la vera dea?

— A Overwood, credo. Se vuole la bambola, il prezzo è centocinquanta.

— Devo farle un assegno.

Il negoziante ebbe un attimo di esitazione, poi disse: — Va bene.

La bambola entrava facilmente nella tasca anteriore del soprabito e la sua figuretta snella si adattava a perfezione alla forma allungata della tasca.

Sul marciapiede si guardò intorno per orientarsi. Ai cinque angoli dell’incrocio altrettanti edifici: un negozio di alimenti integrali, un’agenzia immobiliare, una libreria, un ufficio legale, un negozio di liquori, una boutique con l’insegna “fiori finti di vera seta” e un negozio di oggetti antichi. Le strade che trafiggevano l’orizzonte gli sembrarono del tutto sconosciute. Un tram rosso sferragliò lì accanto e lui si ricordò che i tram non c’erano più nemmeno quando era un bambino.



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