— È pertinente?

Chu scrollò le spalle. — Se non altro, può essere istruttivo.

— Oh, fate pure — disse il burocrate. — Basta che non sia una cosa troppo lunga.

Chu aprì una delle gabbiette e vi tirò fuori un uccello della pioggia. — Grazie. — Con un gesto, oscurò parzialmente le vetrate, lasciando il salone nella penombra. — Apro il mio spettacolo con questa illusione. — Si inchinò profondamente, allungando una mano. I suoi movimenti erano precisi, distinti, quasi artificiali. — Benvenuti, cari amici, gente di campagna e gente di fuorimondo. È mio dovere e mio piacere intrattenervi e illuminarvi oggi con giochi di prestigio e chiacchiere scientifiche. — Inarcò un sopracciglio. — A questo punto faccio una bella arringa sulla mutevolezza della vita di qui, su come si adatta in miriadi di forme alle maree del giubileo. Laddove la flora e la fauna terrestri, e in particolare noi stessi, non possono sopravvivere al ritorno dell’oceano, le forme vitali locali accettano il passare delle maree come un evento comune e regolare. Evoluzione, coni infiniti di allagamenti, eccetera, eccetera. A volte arrivo fino al punto di paragonare la natura a un mago (me stesso, implicitamente) che cambia il volto degli oggetti con i suoi trucchi. Tutto ciò per arrivare all’osservazione del fatto che la gran parte della vita animale di questo luogo è dimorfica, il che significa semplicemente che possiede due forme vitali ben distinte, che utilizza a seconda della stagione del grande anno in corso.

— Quindi, passo alla dimostrazione. — Mantenne l’uccello appollaiato sul suo dito, accarezzandogli dolcemente la testa. Le lunghe piume della coda dell’animale pendevano verso il basso, come lacrime in procinto di cadere. — L’uccello della pioggia è un tipico cambiaforma. Quando il mutamento vivente ricopre la regione del Tidewater, quando l’oceano si innalza per annegare mezzo continente, questo uccellino si adatta, trasformandosi in una configurazione più consona. — Con un gesto improvviso, infilò entrambe le mani nella boccia d’acqua. L’uccello si dimenò selvaggiamente, scomparendo in un turbine di bolle e di sabbia.



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