Nei pannelli sottostanti alle vetrate vi erano diversi tavoli da scrittura ribaltabili. Korda ne tirò fuori uno e procedette con un attento inventario di tutti i suoi contenuti; carta da lettera, penne di carboncino, tamponi di carta assorbente. — Non capisco per quale motivo tu la faccia tanto difficile — disse infine. — Non mettermi il broncio, so benissimo che sei in grado di farcela. Sei una persona piuttosto competente, quando ti impegni. Oh, mi ero quasi dimenticato: alla Casa di Pietra hanno concesso di assegnarti un ufficiale di collegamento. Qualcuno di nome Chu, del reparto di sicurezza interno.

— Avrà l’autorità necessaria per arrestare Gregorian?

— In teoria, certamente. Ma lo sai come funzionano i governi planetari… Insomma, penso che nella pratica il suo principale compito sarà quello di tenerti d’occhio.

— Fantastico. — Un agglomerato di nubi roteanti si spinse verso di loro, trasportato da venti oceanici nati a mezzo mondo di distanza. Il Leviathan sollevò il muso di un grado, quindi si tuffò in mezzo alla nebbia. La luce divenne grigiastra e la pioggia prese a inzuppare le fiancate dell’eliostato. — Non sappiamo nemmeno dove andarlo a cercare.

Korda ripiegò il tavolino nel pannello. — Sono certo che non avrai alcun problema a trovare qualcuno che sa dove si trova.

Il burocrate rivolse lo sguardo fuori dalla vetrata, verso la tempesta. Le gocce tambureggiavano sulla superficie della sacca di gas e scorrevano lungo le finestre per poi precipitare in basso. Forti ventate formavano vere e proprie ondate d’acqua, che si alternavano a momenti di relativa calma. Il terreno sottostante scomparve alla vista, dissolvendosi rapidamente e lasciando l’aereonave sospesa nel caos. Il frastuono della pioggia combinato al rombo dei motori rendeva difficile la comunicazione. Era come se stesse iniziando la fine del mondo. — Ti rendi conto che fra qualche mese tutto questo sarà sommerso dall’acqua? Se non avremo risolto il caso di Gregorian per allora, non ce la faremo mai.



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