— Ce la farai molto prima di allora. Sono certo che riuscirai a rientrare al Palazzo dell’Arcano con abbondante margine di tempo per impedire al tuo sostituto di soffiarti il posto. — Il volto di Korda si produsse in un sorriso, per sottolineare che stava scherzando.

— Non mi avevi detto che avresti passato le mie mansioni a qualcun altro. E chi avresti messo al mio posto?

— Philippe è stato tanto gentile da acconsentire di tenere il forte per il tempo necessario.

— Philippe! — Il burocrate provò un brivido freddo alla base del collo, come se una serie di squali stessero circolando sopra la sua testa. — Hai dato il mio posto a Philippe?

— Pensavo che ti piacesse.

— Certo che mi piace — ribatté il burocrate. — Ma sarà adatto a quel compito?

— Non prenderla come una cosa personale. C’è del lavoro da portare a termine, e Philippe è molto abile in certe cose. Dobbiamo forse bloccare il lavoro della Divisione solo perché tu sei via? Sinceramente, non è un genere di atteggiamento che mi sento di incoraggiare. — Il surrogato riaprì il tavolo da scrittura, estrasse il televisore che vi era contenuto e lo accese. L’audio invase la sala, fortissimo. Il surrogato di Korda abbassò il volume, quindi prese a scorrere fra i canali, stratificando immagine su immagine, apparentemente insoddisfatto.

Il Leviathan si liberò dalle nubi. La luce del sole invase la sala, facendo sbattere le palpebre del burocrate. L’ombra dell’aereonave sul terreno luminoso era avvolta in un arcobaleno diffuso. Il muso si sollevò gioiosamente, sfrecciando verso il tetto del cielo.

— Stai cercando qualcosa in quell’apparecchio, o ci stai semplicemente giocherellando, perché sai che mi dà fastidio?



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