
Si voltò e percorse il viale sopraelevato, meravigliandosi per la violenta sensazione di realtà che provava a ogni passo. I bambini gli passavano accanto correndo e andavano a schiacciare il naso contro la vetrina di un negozio di giocattoli. Seri uomini d’affari camminavano dignitosamente, ma senza perdere una sola occasione di sbirciare le ragazze che incontravano.
Ho una fantasia meravigliosa, pensò Dulaq, sorridendo.
Poi ripensò a Odal, al guerriero biondo e gelido contro cui si stava battendo. Odal, esperto in ogni genere di armi, dotato di grande forza e di fredda precisione, era un vero e proprio strumento incapace di emozioni, al servizio di uno spietato uomo politico. Ma come poteva essere pratico della bacchetta cilindrica se l’aveva vista solo un attimo prima dell’inizio del duello? E come poteva conoscere quella metropoli se aveva passato la maggior parte della sua vita negli attendamenti militari, sugli squallidi pianeti di Kerak, a sessanta anni-luce da Acquatainia?
Odal si sarebbe trovato svantaggiato, e avrebbe tentato di nascondersi tra la folla. Bisognava soltanto trovarlo.
Le condizioni del duello limitavano i due contendenti ai marciapiedi riservati ai pedoni, nel quartiere commerciale della città. Dulaq, che conosceva a fondo la zona, cominciò a cercare con metodo, tra la folla, un uomo alto, dagli occhi azzurri e i capelli biondi.
Finalmente lo vide. Solo dopo qualche minuto di cammino lungo il viale principale aveva individuato l’avversario, che passeggiava calmo su un marciapiede, al livello sottostante. Dulaq si precipitò giù per la rampa, si fece strada tra la folla, e vide nuovamente il suo uomo. Alto, biondo, inconfondibile. Lo seguì, silenziosamente, agilmente, senza affrettarsi. Aveva a disposizione tutto il tempo che voleva. Dopo un quarto d’ora la distanza che divideva i due si era ridotta da cinquanta a cinque metri.
