Infine Dulaq si trovò proprio dietro la sua vittima. Strinse la bacchetta cilindrica e la tirò fuori di tasca. Con un rapido movimento la puntò alla nuca dell’uomo e cominciò a premere il pulsante che avrebbe liberato una scarica mortale di energia.

L’uomo si voltò di scatto. Non era Odal!

Dulaq balzò indietro, allibito. Impossibile! L’aveva visto in faccia. Era lui… Eppure, quello era un estraneo. Dulaq ne sentì lo sguardo fisso sopra di sé, mentre si allontanava rapidamente.

Uno sbaglio, pensò. Sei troppo preoccupato. Per fortuna si tratta di un’allucinazione, altrimenti la polizia automatica ti avrebbe già arrestato, a quest’ora!

Eppure aveva avuto la certezza che quell’uomo fosse Odal. Si sentì percorrere da un brivido. Alzò gli occhi e vide il suo avversario sul viale sopraelevato, nel punto preciso in cui si trovava lui stesso pochi momenti prima. I loro sguardi si incrociarono e le labbra di Odal si schiusero in un gelido sorriso.

Dulaq si affrettò su per la rampa, ma quando raggiunse il livello superiore l’altro se n’era già andato. Però non poteva essere lontano.

Lentamente l’allucinazione si sgretolò in un incubo. Dulaq aveva individuato Odal tra la folla ma se l’era lasciato sfuggire. L’avrebbe ritrovato, ma scoprendo ancora che si trattava di uno sconosciuto. Più volte sentì addosso il gelido sguardo dell’avversario, ma appena si girava vedeva soltanto la folla anonima.

Le ombre cominciarono ad allungarsi: il sole stava tramontando. Dulaq sentiva il cuore martellargli in petto e il sudore gocciolare da ogni centimetro quadrato della pelle.



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