
Per la verità, Ed dovette ammettere che la descrizione di Helen non era tanto sbagliata. Qualche tratto della faccia del predicatore ricordava Lincoln, una bellezza trascendente che illuminava l’assoluta bruttezza dei lineamenti. Una malinconia infinita.
Il vecchio predicatore continuava a parlare. «…comunque sia organizzato il sistema di rappresentanza o di delega delle funzioni di governo, si crea inevitabilmente l’alienazione di una parte delle libertà dei cittadini…»
Helen disse di nuovo la sua: «Che cos’ha indosso, una tonaca fatta con sacchi di juta?»
«…tutti i partiti politici, senza eccezione, nell’atto stesso di battersi per conquistare il potere, sono esempi di assolutismo.»
Helen afferrò questa frase e intervenne a voce alta: «Anche il partito comunista?»
Tubber, Ed aveva deciso che si trattava di Ezechiele Giosuè Tubber in persona, s’interruppe e abbassò gli occhi su Helen con uno sguardo gentile. «Specialmente il partito comunista, cara sorella» disse. «Il comunismo non riconosce che, se è vero che l’uomo è un essere sociale tendente all’eguaglianza, è anche vero che l’umanità aspira all’indipendenza. La proprietà nasce dal desiderio dell’uomo di affrancarsi dalla schiavitù del comunismo, che è la forma più primitiva della società umana. Ma la proprietà, a sua volta, va fino alle estreme conseguenze e viola l’uguaglianza attribuendo una posizione di potere alla minoranza privilegiata.»
Se la risposta avesse soddisfatto o no Helen, Ed non lo sapeva, comunque non riusciva a capire che cosa avesse a che fare con la religione tutto quel discorso.
«Non so che cosa voglia, ma è certo che non è un rosso» sussurrò a Helen. «Andiamocene.»
«No, aspetta un momento. Voglio sentire ancora un po’ quello che ha da dire. Com’è possibile che un vecchio caprone pelle e ossa come lui abbia messo al mondo quella bella ragazza che abbiamo incontrato all’entrata? Dimostra almeno ottant’anni!»
