Al Saloon, Dave Zeiss gli faceva credito; cosa che in un bar automatico non sarebbe stato possibile. Già solo il fatto di portare Helen Fontaine in giro voleva dire spendere un mucchio di soldi. Bisognava vestirsi in modo da essere alla sua altezza, bisognava essere in grado, su sua richiesta, di accompagnarla in locali di lusso come il Sala Swank. In fondo era già fortunato che la ragazza non si rifiutasse di salire sulla sua piccola Volksair. Lei pensava che la vetturetta tedesca fosse una forma di snobismo. Le sue Cyclon della General Ford erano vere aeromobili. Naturalmente, anche le due posti sportive. Che poi Helen fosse in grado di guidarle, nel caso in cui avesse dovuto ricorrere alla guida manuale in una situazione di emergenza, era tutto da vedere.

«Non mi pare di esserci mai stata» disse con aria svagata. «Ma perché non ti piacciono i bar automatici?»

«Non è che non mi piacciano, ma preferisco un locale con il suo bravo barman. Quando ho cominciato a bere, tutti i bar avevano i barman.»

Helen lo guardò. «E come? Non puoi avere più di trent’anni, Piccolo Ed» disse.

«Trentatré. E poi, ho cominciato a bere molto giovane.»

«Povera me, mi sento uno straccio. È ancora lontano questo tuo posto? Trentatré hai detto? Perché continui a lavorare alla radio, Piccolo Ed? Perché non ti dai agli affari, come tutte le persone che conosco io? Non contano niente i soldi per te?»

Ed rovesciò gli occhi all’indietro, sapendo che nel buio non si sarebbe vista l’espressione della sua faccia. «Non so. Mi piace la radio. Naturalmente preferirei lavorare alla televisione. Sei certa di non poter dire una parola in mio favore a tuo padre?»

«Uffa! Non resisto più. Dov’è questo tuo posto?» Il suo tono era diventato petulante. Era proprio una ragazza viziata!

«Ecco, ci siamo.» Ed abbassò la leva per l’atterraggio e scese nell’area di parcheggio del Saloon.

Il locale era lontano dal centro e il parcheggio non era sotterraneo. Per tutto il tempo necessario a spegnere il motore della Volksair, aprire la portiera a Helen e accompagnarla alla porta brillantemente illuminata del bar, Ed Wonder continuò a mormorare fra sé: “Già, perché non mi do agli affari? I soldi non contano niente per me? E perché non allenare trichechi nell’acquario dei pesci rossi?”.



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