
«Non mi pare di esserci mai stata» disse con aria svagata. «Ma perché non ti piacciono i bar automatici?»
«Non è che non mi piacciano, ma preferisco un locale con il suo bravo barman. Quando ho cominciato a bere, tutti i bar avevano i barman.»
Helen lo guardò. «E come? Non puoi avere più di trent’anni, Piccolo Ed» disse.
«Trentatré. E poi, ho cominciato a bere molto giovane.»
«Povera me, mi sento uno straccio. È ancora lontano questo tuo posto? Trentatré hai detto? Perché continui a lavorare alla radio, Piccolo Ed? Perché non ti dai agli affari, come tutte le persone che conosco io? Non contano niente i soldi per te?»
Ed rovesciò gli occhi all’indietro, sapendo che nel buio non si sarebbe vista l’espressione della sua faccia. «Non so. Mi piace la radio. Naturalmente preferirei lavorare alla televisione. Sei certa di non poter dire una parola in mio favore a tuo padre?»
«Uffa! Non resisto più. Dov’è questo tuo posto?» Il suo tono era diventato petulante. Era proprio una ragazza viziata!
«Ecco, ci siamo.» Ed abbassò la leva per l’atterraggio e scese nell’area di parcheggio del Saloon.
Il locale era lontano dal centro e il parcheggio non era sotterraneo. Per tutto il tempo necessario a spegnere il motore della Volksair, aprire la portiera a Helen e accompagnarla alla porta brillantemente illuminata del bar, Ed Wonder continuò a mormorare fra sé: “Già, perché non mi do agli affari? I soldi non contano niente per me? E perché non allenare trichechi nell’acquario dei pesci rossi?”.
