«Appartengo alla chiesa episcopale!» lo interruppe Helen con veemenza, per nulla placata dall’autoaccusa del giornalista.

«Come i suoi genitori? E se per uno scherzo del destino lei fosse nata in una famiglia di Musulmani? O di Scintoisti? Che cosa sarebbe ora? No, signorina Fontaine… lei è veramente Helen Fontaine, vero? Temo che sia lei sia io manchiamo di originalità.»

«Questo discorso, comunque, non vale per me» disse Ed. «Entrambi i miei genitori erano Battisti e io sono passato alla chiesa episcopale.»

Buzz De Kemp fece un verso rumoroso. «Sai, Piccolo Ed, incomincio a sospettare che sotto quell’aspetto di giovane daino innocente dai princìpi incorruttibili che presenti al mondo, batta un cuore di ottone. Guardiamo in faccia alla cruda realtà. Sei un opportunista. Essere episcopale vuol dire tutto.»

4

Ed Wonder si risvegliò da un sonno non proprio ristoratore e tranquillo, e borbottò le parole chiave predisposte per far tacere il suono della sveglia elettronica. Gli venne subito in mente che doveva controllare il suo conto corrente. Non aveva ancora finito di pagare la Volksair, per non parlare del suo apparecchio stereo-radio-televisore-registratore-sveglia elettronica che gli avevano installato da poco nelle pareti dell’appartamento.

Buttò via le coperte e si sedette sulla sponda a grattarsi i baffetti. Che cosa aveva bevuto? Aveva cominciato con i martini. Martini a casa di Helen. Poi un paio di bicchierini al Saloon, con Buzz De Kemp, mentre Helen e, il giornalista discutevano di religione e politica e se gli atei dovevano essere considerati a priori sovversivi o no. Helen era reazionaria quasi quanto suo padre. Dopo il Saloon dov’erano andati?

Ed si alzò a fatica e andò in bagno. Si guardò allo specchio.



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