
Ripensò al suo conto corrente. Il tentativo di mostrarsi all’altezza di Helen gli costava caro. Gli sarebbe piaciuto avere il fegato di chiederle di sposarlo. Aveva però l’infelice sospetto che la proposta l’avrebbe sconvolta. Ma l’avrebbe fatto, prima o poi. Il genero di Jensen Fontaine. Accidenti!
Forse avrebbe dovuto farle la proposta di matrimonio la sera prima. Per un bel po’ era stata molto tesa. E in qualche momento, anche depressa. Non l’aveva mai vista così, con i capelli pettinati all’indietro e la faccia pulita, senza nemmeno una traccia di rossetto. A ripensarci, era ancora più attraente. Rise fra sé. Quel vecchio barbagianni, come si chiamava? Tubber, Ezechiele Giosuè Tubber. C’era qualcosa nella personalità del predicatore, capace di scuotere intimamente chi lo ascoltava. Evidentemente era riuscito a impressionare Helen con la maledizione contro la vanità, o cosa diavolo aveva detto.
Prese l’asciugamano per togliersi dalla guancia la crema depilatoria.
Ed Wonder parcheggiò la piccola aeromobile nell’autorimessa sotterranea del palazzo Fontaine e si diresse agli ascensori. Non era in ritardo. Quel giorno doveva leggere alcuni comunicati commerciali e annunciare una serie di programmi radiofonici, ma solo sul tardi. Per lo più Ed passava il suo tempo in ufficio a raccogliere materiale per la trasmissione successiva e non aveva cartellini da timbrare. Tuttavia era più tardi del solito, e c’era solo un’altra persona in ascensore: una ragazza trasandata, con lineamenti piuttosto comuni. Evidentemente, la donna non si preoccupava molto del suo aspetto. Ed si chiese, ma senza molto interesse, in quale ufficio lavorasse; e chi, nella stravagante eleganza del palazzo Fontaine, potesse sopportare una ragazza sciatta come quella.
