
Comunque la cosa non lo riguardava. Non si preoccupò nemmeno di aspettare che lei chiamasse per prima il suo piano. Disse: «Ventesimo» e l’operatore automatico rispose: «Ventesimo, sì, signore.» Poi, anche la ragazza disse il numero del suo piano con un tono profondo che vibrava caldo e sensuale nella gola.
Ed Wonder la guardò con un po’ più d’interesse. Con una voce come quella, certamente lavorava alla radio. Osservò attentamente i suoi lineamenti. Qualsiasi istituto di bellezza avrebbe potuto fare un capolavoro, di quella faccia. Ma allora, perché…
Si scosse, sorpreso. «Mi scusi, non l’avevo riconosciuta, signorina Malone» disse. «Non sapevo nemmeno che foste a Kingsburg.»
La ragazza lo guardò con indifferenza. «Salve, Piccolo Ed… Non mi sbaglio, vero?»
«Non si sbaglia» rispose lui, felice di essere stato riconosciuto. «Ho ascoltato il suo programma lunedì sera. Entusiasmante.»
«Grazie, Piccolo Ed. Sono qui per discutere una trasmissione speciale. E lei, che cosa fa di bello? Non credo di averla più vista da quando mi ha dato una mano per i comunicati commerciali del… vediamo… del…»
«Dell’Ora Sofisticata» le ricordò Ed prontamente, dimenandosi come un bassotto accarezzato dal padrone. «Ora ho un programma mio.»
Lei alzò un sopracciglio fingendo interesse. «Oh, davvero? Ne sono contenta. Eccomi. Temo di essere arrivata al mio piano.»
Quando la ragazza uscì dall’ascensore, Ed corrugò la fronte perplesso. Poi la sua espressione tornò normale. Chiaro: era venuta in incognito. Non c’era altro modo di evitare gli ammiratori. Quasi non l’aveva riconosciuta nemmeno lui. Il giorno che fosse diventato famoso come Mary Malone, avrebbe avuto anche lui il suo da fare per sfuggire al pubblico entusiasta.
