
Ed Wonder percorse il corridoio fino al suo ufficio, pensando alla trasmissione successiva. Aveva ricevuto una lettera da uno swami, o yogin, o come diavolo si chiamava, che poteva fornirgli una buona traccia. Da un pezzo non aveva esperti di Induismo nel programma. Gli indiani incontravano molto il favore del pubblico. Sembravano autentici. Notò distrattamente che al tavolo di Dolly era seduta un’altra ragazza. Forse Dolly era ammalata. Sarebbe stato un guaio. Dolly lavorava per lui solo a mezza giornata, in quanto il programma non richiedeva una segretaria a tempo pieno. Sbrigava tutto il lavoro pesante ed era stata con lui dal giorno in cui Mulligan aveva approvato il suo strambo programma.
Ed Wonder si avvicinò al tavolo di Dolly per scoprire chi fosse la nuova venuta e rimase a bocca spalancata per la sorpresa.
Quando riprese, esclamò: «Nel nome di Maometto che fa muovere le montagne, mi potresti spiegare cosa fai conciata in quel modo?»
«Che cosa c’è di male?» chiese Dolly, stando sulla difensiva.
«Mi sembri la scema del villaggio.»
La ragazza arrossì. «Non crederai che io debba sopportare una simile offesa da te, Piccolo Ed Wonder, vero? Sono pulita, in ordine. E il mio modo di vestire non influisce sulla qualità del lavoro.»
«Sì, ma il tuo tavolo è accanto al mio. E se entrasse qualcuno? Magari uno che vuole fare pubblicità nella mia trasmissione. Magari un eventuale ospite. Che cosa penserebbe? Le altre ragazze vanno in giro…» Diede un’occhiata circolare nel vasto ufficio, per provare la sua affermazione, e la frase gli si fermò a metà gola.
Dolly lo squadrò con aria di superiorità.
Ed esplose: «Che cosa diavolo vi ha preso a voi ragazze? Ho appena visto Mary Malone. Sembrava vestita come la figlia del fattore nell’ora degli agricoltori.»
