Dolly disse con voce formale, da segretaria efficiente: «Il signor Mulligan mi ha avvertito di mandarti da lui appena arrivavi.»

Continuando a guardare qua e là nell’ufficio, da una all’altra della dozzina di segretarie e stenografe che stavano lavorando, incredulo e sbalordito, Ed Wonder uscì per recarsi nel sancta sanctorum del suo immediato superiore.

Aveva obbedito all’ordine di andare al raduno di Tubber sì o no? Quel ciccione di Mulligan doveva essergliene grato. Per lo meno avrebbe dovuto essere abbastanza trattabile.

Invece se ne stava seduto alla scrivania come un Budda corrucciato, e quando lui entrò lo fulminò con un’occhiata di fuoco.

Wonder si schiarì la voce e disse: «Voleva vedermi, signor Mulligan?»

L’anziano direttore socchiuse un occhio, cosa che non servì molto a diminuire l’intensità del suo sguardo. «Wonder, chi le ha messo in testa l’idea idiota di portare la signorina Fontaine a quel pazzesco raduno di Tubber, ieri sera?»

Ed Wonder lo guardò, spalancò la bocca, la richiuse. Sapeva benissimo che cosa rispondere, ma lo bloccò la considerazione che Mulligan era il capo e lui solo un dipendente.

«La signorina Fontaine è una giovane ipersensibile» strillò Mulligan. «Facilmente suggestionabile. Delicata.»

Helen Fontaine era delicata come un giocatore di rugby. E quanto a suggestione, l’unica cosa che la suggestionasse davvero, per quello che sapeva Ed, era uno shaker pieno di cocktail tutto per lei. Per non parlare poi dell’ipersensibilità. Più di una volta Ed Wonder aveva pensato di accompagnare la signorina Helen Beauregard Fontaine ad assistere a un linciaggio, con lei come ospite d’onore.

Ed pensò bene di non rispondere nemmeno alla seconda osservazione.

Mulligan esplose con una specie di ululato: «Insomma, non se ne stia lì a saltellare come un bambino che deve andare al gabinetto. Che cos’ha da dire?»



36 из 219