
Il vecchio milionario sbottò infuriato: «Non so per quale maledetta ragione mi sono lasciato invischiare in una stupida conversazione come questa. Veniamo al sodo, ora. È lei l’incosciente che ha portato mia figlia Helen a quella ridicola riunione di ciarlatani, ieri sera?»
«Sì, signore. Io, dunque… Insomma, sì, sono io. Era sorto il problema se questo Ezechiele Giosuè Tubber era o non era…»
«Chi?»
«Sì, signore. Ezechiele Giosuè Tubber.»
«Non sia idiota. Nessuno ha un nome come questo, al giorno d’oggi. È uno pseudonimo, giovanotto. E un uomo che ha bisogno di uno pseudonimo ha qualche cosa da nascondere. Probabilmente qualche cosa di sovversivo.»
«Sì, signore. È proprio questo il problema sorto all’ultima riunione della sezione locale dell’Associazione Stephen Decatur; cioè se questo Tubber è o non è un sovversivo. Così Helen, cioè la signorina Fontaine, e io siamo andati al raduno.»
Gli occhi di Jensen si fecero leggermente meno freddi. «Mmh, l’Associazione dice? La mia Patria, nel bene…»
«La mia Patria, nel bene e… nel male?» completò rapido Ed.
«Ottimo, ragazzo. Non ero presente all’ultima riunione, Ed. La chiamerò Ed. Ero impegnato al congresso in California. Questo Tubber è un sovversivo, allora? Che cos’ha fatto a mia figlia, Ed? Dobbiamo andare fino in fondo a questa vicenda.» Prese Ed per un braccio e lo fece entrare finalmente in casa.
«Ecco, signore, veramente no» rispose Ed. «Per lo meno, a me non è parso un sovversivo. Devo fare una relazione all’Associazione stasera. Ha combinato tutto il signor Mulligan.»
«Sarà, ma a me pare proprio un sovversivo. Che cos’ha fatto a Helen?»
«Non saprei, signore. Sono venuto per vederla, penso che sia solo un po’ indisposta. Ieri sera si è voluta divertire. Ha stuzzicato Tubber. Lui è andato su tutte le furie e ha scagliato una maledizione su di lei.»
«Vorrebbe dire che questo ciarlatano, questo… questo sovversivo dal nome falso, ha imprecato contro mia figlia?» Nei suoi occhi era tornata la luce gelida.
