
Helen interruppe i suoi pensieri. «Ed, tu c’eri ieri sera.»
«Certo che c’ero. Il vecchio Tubber ha agitato le braccia qua e là, è diventato rosso in faccia e poi giù la formula magica contro di te. E tu ci sei cascata.»
«Ci sono cascata perché funziona» ribatté Helen.
«Non essere sciocca, Helen! Le maledizioni non funzionano a meno che la vittima non ci creda. Lo sanno anche i bambini.»
«Bravo! Ma in questo caso la maledizione è stata efficace senza che io ci credessi. O pensi che io creda alle maledizioni?»
«Sì.»
«Ecco, forse ora ci credo. Ma ieri non ci credevo. E voglio dirti anche un’ultima cosa, Piccolo Ed Wonder. Quella sua figlia trasandata e quei seguaci che lo stavano ad aspettare sotto la tenda, anche loro credono nel suo potere, come l’hanno chiamato. L’hanno già visto all’opera, prima. Ti ricordi com’era spaventata sua figlia quando l’ha sentito gridare in preda all’ira?»
«Sono una massa di fanatici.»
«D’accordo, d’accordo. Pensala come ti pare. E ora vattene. Mi alzo e mi vesto. Ma mi metterò addosso il vestito più semplice che abbia, hai capito?»
«A più tardi» la salutò Ed, dominando a fatica il tono disgustato che gli saliva spontaneo alle labbra.
«Più tardi sarà, meglio sarà» ribatté Helen mentre Ed usciva.
Wonder doveva fare i salti mortali per mettere in onda la trasmissione della seconda settimana. Non era consigliabile trovarsi all’ultimo momento con l’acqua alla gola. Per il venerdì della settimana in corso aveva già provveduto a far intervenire una telepatica, una ragazza che aveva fatto miracoli in un paio di università dove erano in funzione centri di ricerca sulla telepatia. La telepatia era uno dei pochi argomenti al limite della realtà che Ed Wonder era disposto a comprare quasi a occhi chiusi. Ormai c’erano troppe prove che dimostravano l’esistenza dei fenomeni telepatici.
