Annuii. Probabilmente a quell’ora i miei abiti, il cronometro, il permesso di lavoro e la carta d’identità della Pax erano in fondo alla baia Toschahi. Il lavoro di guida nelle paludi mi aveva fatto dimenticare con quanta frequenza nei centri abitati le autorità controllavano i documenti. L’avrei riscoperto subito, se fossi tornato in una delle città costiere o nei paesi dell’interno. Perfino i lavori rurali, come il pastore o la guida, richiedevano la carta d’identità della Pax, per le tasse e le imposte. Non mi rimaneva che passare la vita nascosto nell’interno, vivendo dei prodotti della terra ed evitando contatti con la gente.

— Oppure — proseguì il vecchio — puoi svolgere per me un incarico e diventare ricco. — Mi ispezionò come avevo visto fare a cacciatori professionisti con i cuccioli che potevano o no rivelarsi buoni cani da caccia.

— Sentiamo — dissi.

Il vecchio chiuse gli occhi e trasse un respiro rauco e sibilante. Non si prese la briga di riaprire gli occhi. — Sai leggere, Raul Endymion?

— Sì.

— Hai letto il poema noto come i Canti?

— No.

— Ma ne conosci qualche brano? Sei nato in un clan di pastori nomadi del nord, perciò il cantastorie avrà di sicuro citato i Canti, no? — C’era un tono bizzarro, nella sua voce querula. Umiltà, forse.

Mi strinsi nelle spalle. — Ne ho sentito qualche verso. Il mio clan preferiva l’Epica di Garden o la Saga di Glennon-Height.

Il vecchio sorrise, con quella sua aria da satiro. — Ah, sì, l’Epica di Garden. Sì. Raul era l’eroe centauro del poema, vero?

Rimasi in silenzio. Nonna aveva amato quel personaggio, il centauro Raul. Mia madre e io eravamo cresciuti ascoltando i racconti che lo riguardavano.

— Credi nelle storie? — domandò bruscamente il vecchio. — Le storie dei Canti, voglio dire.



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