
— E accettò la bambina — dissi.
Il vecchio si limitò a un borbottio d’assenso per l’ovvia deduzione. — Raul Endymion — gracchiò infine — sai cosa sto per chiederti?
— No — risposi. Ma anche stavolta avevo un forte sospetto.
— Devi seguire la mia Aenea — disse il vecchio. — Devi trovarla, devi proteggerla dalla Pax, devi fuggire con lei e… quando sarà cresciuta e sarà diventata ciò che deve diventare… devi trasmetterle un messaggio. Devi dirle che suo zio Martin è in fin di vita e che, se lei desidera parlargli di nuovo, deve tornare a casa.
Soffocai un sospiro. Avevo immaginato che quella vecchissima creatura fosse il poeta Martin Sileno. Tutti conoscevano i Canti e il loro autore. Come fosse sfuggito alle purghe della Pax e come fosse riuscito a vivere in quella zona vietata, era per me un mistero, ma un mistero che non avevo voglia di sondare.
— Vuole — dissi — che vada a nord, nel continente Equus, che mi apra con la forza la strada fra parecchie migliaia di soldati della Pax, che entri in qualche modo nella Valle delle Tombe del Tempo, che m’introduca nella Sfinge, augurandomi d’essere accettato, e che insegua nel remoto futuro quella bambina, che le rimanga attorno per qualche decennio e che poi le dica di tornare indietro nel tempo per farle visita?
Per alcuni momenti ci fu silenzio, rotto solo dai deboli rumori delle apparecchiature che mantenevano in vita Martin Sileno. Le macchine respiravano.
— Non esattamente — disse alla fine il vecchio.
Aspettai che si spiegasse.
— Aenea non è andata in chissà quale remoto futuro — proseguì — ma in un futuro non molto lontano dal nostro tempo attuale. Quando varcò l’ingresso della Sfinge, 247 anni fa, voleva fare un viaggio breve. 262 anni di Hyperion, per la precisione.
— Come lo sa? — domandai. Da ciò che avevo letto, nessuno, neppure gli scienziati della Pax che avevano avuto duecento anni per studiare le tombe sigillate, era in grado di predire quanto lontano nel futuro la Sfinge avrebbe mandato una persona.
