— Esiste un modo per lasciare il pianeta — disse il vecchio, con voce stanca. — Per voi è pronta una nave.

Deglutii con forza. Una nave! L’idea di viaggiare per mesi fra le stelle, mentre a casa passavano anni interi, mi toglieva il fiato. Mi ero arruolato nella Guardia Nazionale spinto dall’infantile idea che un giorno avrei fatto parte dell’esercito della Pax e sarei volato fra le stelle. Un’idea davvero sciocca, per un ragazzotto che aveva già deciso di non accettare il crucimorfo.

— Tuttavia — dissi, non del tutto convinto che ci fosse davvero una nave, perché nessun membro della Pax Mercatoria avrebbe mai trasportato dei fuggiaschi — anche se riuscissimo ad arrivare su di un altro pianeta, ci avrebbero in pugno. A meno che lei non ci veda fuggire per nave fino ad accumulare secoli di debito temporale.

— No — disse il vecchio. — Niente secoli. Né decenni. Fuggirete per nave su uno dei più vicini mondi della vecchia Egemonia. Poi seguirete una via segreta. Vedrete gli antichi mondi. Viaggerete sul fiume Teti.

Adesso ero sicuro che il vecchio avesse perduto la ragione. Quando i teleporter avevano smesso di funzionare e le Intelligenze Artificiali del TecnoNucleo avevano abbandonato la razza umana, la Rete dei Mondi e l’Egemonia erano morte nello stesso giorno. La razza umana era ricaduta sotto la tirannia delle distanze interstellari. Attualmente solo le forze militari della Pax, i loro burattini della Mercatoria e gli odiati Ouster sfidavano il buio fra le stelle.

— Vieni qui — disse con voce rauca il vecchio, facendo un gesto a dita sempre rattrappite. Mi sporsi sul basso quadro comandi. Sentii l’odore del vecchio, una vaga mistura di medicinali, di vecchiaia e di qualcosa di simile al cuoio.



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