Non avevo bisogno di ricordare le storie narrate da Nonna intorno al fuoco da campo per sapere che cosa fosse il fiume Teti e per convincermi che il vecchio era affetto da demenza senile. Tutti conoscevano il fiume Teti. Il fiume e il cosiddetto Grand Concourse erano state due serie di teleporter in continua attività fra i mondi dell’Egemonia. Il Concourse era una via che collegava cento e passa mondi sotto cento e passa soli, aperta a tutti e punteggiata di portali teleporter che non venivano mai chiusi. Il fiume Teti era una via meno frequentata, ma comunque importante per il commercio all’ingrosso e per le innumerevoli barche di piacere che viaggiavano senza fatica da mondo a mondo in quel corso d’acqua davvero unico.

La Caduta della Rete dei Mondi e del suo sistema di teleporter aveva frazionato il Concourse in mille segmenti; per lo stesso motivo, il Teti aveva semplicemente cessato d’esistere: i portali di collegamento erano diventati inutili e l’unico fiume su cento mondi si era riconvertito in cento fiumi più piccoli che non si sarebbero mai più riuniti. Perfino il vecchio poeta seduto davanti a me aveva descritto la morte del Teti. Ricordavo i versi dei Canti, come li recitava Nonna:

E il fiume ch’era scorso di continuo per duecento o più anni, dai trucchi del Nucleo collegato attraverso spazio e tempo, ora smise di scorrere sul Mondo di Barnard e l’ampio Fuji, su Acteon e Deneb Drei, Esperance e Nevermore. Là dove il Teti scorreva come nastro fra i pianeti dell’uomo, là i portali più non funzionarono, il letto là del fiume prosciugò, là le correnti più non vorticarono. Persi andaron del TecnoNucleo i trucchi, persi furon per sempre i viaggiatori: chiuso il portale, la porta sbarrata,


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