Ero stato nelle cattedrali della Chiesa, ovviamente: la Pax aveva esteso la sua influenza civilizzatrice anche nelle remote regioni dove la mia famiglia era fuggita dopo il saccheggio della città di Endymion, un secolo fa… ma non avevo accettato né il catechismo né la croce. Ero stato con delle donne, ma non mi ero mai innamorato. A parte la prima educazione ricevuta da mia nonna, mi ero istruito da solo, sui libri. Ero un lettore vorace. A ventisette anni, pensavo di sapere tutto.

Non sapevo niente.

Così, nei primi giorni d’autunno del mio ventottesimo anno, felice nella mia ignoranza e stolto nella convinzione che niente d’importante sarebbe mai cambiato, commisi l’errore che m’avrebbe fruttato una condanna a morte e che avrebbe dato inizio alla mia vera vita.


Le paludi sopra la baia Toschahi sono pericolose e malsane, immutate da molto prima della Caduta; ma centinaia di ricchi cacciatori, parecchi provenienti da altri pianeti, vi si recano ogni anno a caccia d’anatre. Quasi tutti i proto-germani reali, dopo essere stati rigenerati e messi in libertà dalle astronavi coloniali sette secoli fa, morirono in breve tempo, perché incapaci d’adattarsi al clima di Hyperion o perché uccisi dai predatori indigeni; ma alcuni sopravvissero nelle paludi del centronord di Aquila. Così giunsero i cacciatori. E io facevo da guida.

Eravamo quattro guide e avevamo come base una piantagione abbandonata di fibroplastica, situata in una stretta lingua d’argilla scistosa e di fango tra le paludi e un affluente del Kans. Gli altri tre si occupavano di pesca e di caccia grossa, perciò nella stagione delle anatre avevo tutta per me la piantagione e gran parte delle paludi. Queste ultime erano una zona acquitrinosa semitropicale con fitta vegetazione di chalma, foreste di weir e più modesti boschi di giganteschi prometei nelle zone rocciose sopra le piane inondate; ma nel frizzante inizio dell’autunno, i germani reali si fermavano in quella zona durante la migrazione dalle isole meridionali ai laghi delle remote regioni dell’altopiano Punta d’Ala.



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