— Mi dia il fucile, per favore — dissi a Poneascu, il più vicino. Quegli imbranati già stentavano a tenersi in equilibrio mentre entravano nelle botti: non mi fidavo che reggessero anche il fucile. Avevo detto di non mettere il colpo in canna e d’inserire la sicura; ma quando Poneascu mi passò il fucile, la spia rossa segnalava che la camera di scoppio era piena e la sicura era disinserita. Tolsi la cartuccia, misi la sicura, infilai il fucile nella sacca impermeabile che portavo sulla schiena e tenni ferma la botte, mentre il massiccio Poneascu scavalcava la bassa murata della barca.

— Torno subito — dissi sottovoce agli altri tre e mi diressi a guado tra le fronde di chalma, rimorchiando la botte. Avrei potuto lasciare che ogni cacciatore spingesse con la pertica la propria botte dove preferiva, ma la palude era costellata di sacche di fanghiglia mobile che avrebbero risucchiato la pertica e chi la manovrava, era popolata di acari-dracula grossi come palloni pieni di sangue che assalivano gli oggetti in movimento lasciandosi cadere dai rami decorati di penzolanti serpenti-nastro che per gli inesperti avevano l’identico aspetto delle fronde di chalma, e pullulava di aguglie guerriere in grado di trapassare un dito. Non mancavano altre sorprese, per chi visitava per la prima volta le paludi. Inoltre l’esperienza m’aveva insegnato che quei cacciatori da strapazzo avrebbero finito per sistemare la propria botte d’appostamento in modo da spararsi l’un l’altro al comparire del primo stormo di germani reali. Toccava a me fare in modo che non accadesse.

Sistemai Poneascu in un cespuglio che l’avrebbe tenuto nascosto pur consentendo una buona visuale del banco fangoso meridionale del più ampio tratto d’acqua aperta, gli indicai dove avrei sistemato le altre botti, gli dissi di guardare dalla feritoia della copertura di tela e di non mettersi a sparare prima che gli altri fossero al loro posto. Sistemai Rushomin a circa venti metri alla destra di Poneascu, trovai per Rolman un buon posto nei pressi della foce dell’immissario e tornai a prendere l’idiota che si era portato la carabina a energia. Il signor Herrig.



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