
«Tutta questa storia ha qualche senso, o hai deciso di rimanere qui a chiacchierare finché mi avrai fatto perdere ogni possibilità di avere un incarico permanente?» Chiuse il forno e andò in salotto. Lei gli andò dietro.
«È bastato solo che qualcuno passasse di fretta e mettesse un piede nella pozzanghera, e tutta la vita del verme è cambiata. Pensi che le cose funzionino in questo modo? Che una piccola azione ti possa cambiare l’intera esistenza?»
«Io penso,» disse, «che prima di tutto non volevi trasferirti qui, e dunque sei intenzionata a rovinare tutte le possibilità che ho. Lo sai quanto ci costa questo trasloco, e non vuoi andare a chiedere un lavoro. Lo sai quanto ci tengo a ottenere un incarico permanente, ma non fai nulla per darmi una mano. E non vuoi nemmeno andare a una maledetta riunione Tupperware!» Abbassò il termostato. «Mi sembra un forno qua dentro. Hai tenuto il riscaldamento a 23 gradi. Ma che t’è preso?»
«Avevo freddo,» disse Elizabeth.
Arrivò tardi alla riunione Tupperware. Avevano iniziato un gioco in cui dovevano dire il proprio nome e qualcosa che piaceva che iniziava con la stessa lettera.
«Mi chiamo Sandy,» stava dicendo una donna sovrappeso che indossava pantaloni marroni di poliestere e una camicetta stampata color ruggine, «e mi piace il sundae.» Indicò la vicina di Elizabeth. «E tu sei Meg e ti piacciono le mou, e tu sei Geraldine,» disse, guardando una donna in completo rosa con i capelli cotonati e laccati come quelli che portavano le ragazze ai tempi in cui Elizabeth andava al college. «Sei Geraldine e ti piace Gesù,» disse, e passò rapidamente alla successiva. «E tu sei Barbara e ti piacciono le banane.»
Fece tutto il giro in tondo finché arrivò a Elizabeth. Sembrò un attimo perplessa, poi chiese: «Tu sei Elizabeth, e hai fatto il college qui, no?»
«Sì,» rispose lei.
