«Non comincia con E,» dichiarò la donna al centro. Risero tutte. «Sono Terry e mi piace Tupperware,» disse, e ci furono altre risate. «Sei arrivata in ritardo. Alzati, dicci come ti chiami e qualcosa che ti piace.»

«Sono Elizabeth,» cominciò, mentre ancora provava a farsi venire in mente chi era la donna con i calzoni marroni, Sandy. «E mi piace…» Non le veniva in mente niente con la E.

«L’emmenthal,» le suggerì Sandy ad alta voce.

«E mi piace l’emmenthal,» disse Elizabeth, e si rimise a sedere.

«Molto bene,» disse Terry. «Tutte le altre hanno ricevuto degli omaggi, dunque eccone uno anche per te.» Diede ad Elizabeth un separauova in plastica rosa.

«Mi hanno già dato uno di questi,» disse.

«Non c’è problema,» disse Terry. Le mostrò una scatola di plastica poco profonda piena di reggispazzolini e tagliaananas sempre in plastica. «Se ne hai già uno, lo puoi rimettere a posto e prendere qualcos’altro.»

«No. Va bene così.» Sapeva che doveva dire qualcosa di simpatico e buffo, nello spirito delle serata, ma le veniva solo in mente quello che aveva detto a Tupper quando gliel’aveva dato lui. «Mi sarà sempre caro,» gli aveva detto. Un mese dopo lo aveva buttato via.

«Mi sarà sempre caro,» disse Elizabeth, e tutti risero.

Fecero un altro gioco in cui dovevano mimare parole come “autunno”, “scuola” e “foglia”, dopodiché Terry distribuì i buoni d’ordine con delle matite, e mostrò loro i prodotti Tupperware.

Benché la vicina di Elizabeth avesse acceso il fuoco nel caminetto, in casa faceva ancora freddo, e dopo aver riempito il buono, Elizabeth si spostò vicino al fuoco e vi si sedette davanti, fissando il separauova di plastica.

Le si avvicinò la donna con i pantaloni marroni, con in mano una tazza di caffè e un pezzo di torta su un tovagliolo. «Ciao, sono Sandy Konkel. Non ti ricordi di me, vero?» chiese. «Ero negli Alpha Phi. Ho aderito un anno dopo di te.»



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