«No.»

«È facile,» aveva detto Tupper, e le aveva messo la mano dietro al collo e l’aveva baciata, in mezzo alla strada, sotto la pioggia.

Il verme non si era ancora mosso. Elizabeth rimase a guardarlo per un altro po’, infreddolita, poi tornò in mezzo alla strada e si incamminò verso casa.


Paul rientrò a casa solo alle sette passate. Elizabeth aveva tenuto un pasticcio in caldo nel forno.

«Ho già mangiato,» le disse. «Pensavo che saresti andata alla riunione Tupperware.»

«Non voglio andarci,» disse lei, infilando la mano nel forno caldo per tirarne fuori il pasticcio. Era la prima volta in tutto il giorno che sentiva caldo.

«La moglie di Brubaker ci sarà. Gli ho detto che ci saresti andata anche tu. Vorrei che facessi la sua conoscenza. Brubaker è molto influente da queste parti per quanto riguarda l’assegnazione degli incarichi permanenti.»

Mise il pasticcio sul fornello e rimase lì con il forno mezzo aperto. «Sono andata a chiedere un lavoro oggi,» disse, «e ho visto un verme. Era cascato nella fogna e stava affogando, io l’ho raccolto e l’ho rimesso sul marciapiede.»

«E hai fatto domanda per il lavoro o credi di poter guadagnare qualcosa raccogliendo vermi?»

Aveva alzato il riscaldamento quando era tornata a casa e aveva messo il modulo sul radiatore, ma si era tutto raggrinzito mentre si asciugava, e c’era una grossa patacca marrone proprio nel punto in cui aveva raccolto il verme. «No,» disse: «l’avrei fatto, ma proprio nel campus ho visto quel verme sul marciapiede. È passata una ragazza e ha messo un piede in una pozzanghera, e tanto è bastato. Il verme era giusto sul bordo, e quando lei ha camminato nella pozzanghera, c’è stata una specie d’onda che lo ha spinto di sotto. Non si è nemmeno resa conto di quello che faceva.»



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